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SOTTOPRODOTTI ED IMBALLAGGI: COME GESTIRE I "NON RIFIUTI"

Sottoprodotti e imballaggi: due flussi di materia che se gestiti correttamente  possono essere recuperati, rientrando nel ciclo produttivo e garantendo il risparmio di risorse preziose con un doppio vantaggio sia economico che ambientale. Per fare il punto sugli ultimi aggiornamenti del quadro normativo nazionale l'Unione Industriali di Napoli ha promosso, nella sua storica sede di Piazza dei Martiri, un seminario tecnico rivolto agli operatori di settore con particolare attenzione ai nuovi criteri per la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti, appunto, per sottrarli alla definizione di rifiuto e alla relativa normativa che ne impedirebbe il reimpiego nei processi produttivi. Un'occasione di semplificazione non da poco per le imprese, oltre che un'opportunità di valorizzazione della materia, ma che sin dall'entrata in vigore della nuova normativa il dettato normativo ha sollevato più di un'incertezza.

 

«Momenti di formazione come quello offerto da questo seminario sono fondamentali sotto due punti di vista - spiega l'ing. Francesco Mazzeo, Responsabile Ambiente dell'Unione Industriali della Provincia di Napoli - anzitutto per la gestione ambientale degli obblighi in capo alle aziende a fronte di una normativa complessa che è sempre molto difficile da seguire in modo puntuale. Sotto questo punto di vista il ruolo dell'associazione è fondamentale perché offre quotidianamente assistenza e formazione su tutte le novità normative. L'altro punto di vista è altrettanto fondamentale, perché tutto ciò che ha a che fare con la gestione ambientale ha anche un impatto economico sulla gestione di un'azienda. Nel momento in cui si afferma che materiali come i sottoprodotti e le terre e rocce da scavo non sono più soggetti alla normativa rifiuti - conclude Mazzeo - significa non solo poterli gestire senza procedure autorizzative che appesantiscono la gestione di un'azienda, ma anche poterne ricavare un utile laddove c'era un problema».

 

Ad illustrare vantaggi e novità, ma soprattutto le specifiche del quadro normativo nazionale che sono andate a definirsi è stato l'esperto ambientale Luca Passadore. «Rimettere in circolo questi materiali è una grossa opportunità per le aziende - sottolinea Passadore - questo aspetto è stato indirizzato da un decreto ministeriale con la quale sono state fornite delle indicazioni per gestire in maniera corretta questi materiali per avviarli, appunto, alla definizione di sottoprodotto. Con la sua circolare il Ministero ha fornito delle indicazioni di carattere generale, ma abbastanza precise, che puntano su due elementi particolari: la prima è che si sappia sin dall'inizio del processo produttivo la destinazione del materiale, la seconda è che l'uso del materiale risponda alle normative tecniche di settore, e cioè che ne venga garantita la qualità ambientale in uscita».

 

Il workshop, organizzato in collaborazione con il Conai, è stato occasione per affrontare altre novità normative in tema di gestione ambientale per le imprese: tra queste proprio quello della gestione degli imballaggi alla luce della diversificazione del contributo che si applicherà dal prossimo anno e che è già stata introdotta in fase sperimentale per i packaging in plastica. «La diversificazione contributiva per gli imballaggi in plastica costituisce una grossa novità per il sistema consortile - dichiara Maurizio Salvo, responsabile area controlli del Conai - una novità introdotta per venire incontro a quanto richiesto dalle aziende, dalle associazioni e da produttori ed utilizzatori di imballaggi. L'obiettivo è quello di incentivare l'utilizzo degli imballaggi maggiormente riciclabili e quindi riconoscere delle agevolazioni contributive per quegli imballaggi che meglio si prestano alle operazioni di selezione e riciclo».

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