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RIFIUTI, ITALIA A DUE FACCE

È la solita Italia a due facce, quella dei rifiuti fotografata da Utilitalia nel Green book 2020 a cura della Fondazione Utilitatis e promosso da Utilitalia. Da un lato l'eccellenza del riciclo, dall'altro l'enorme divario in termini di infrastrutture e gestione tra le regioni del nord e quelle del sud. Eppure il settore nel 2018, si legge nel rapporto, ha generato un fatturato di oltre 10 miliardi di euro, in gran parte derivato dalla tariffa, un numero di addetti che supera le 95mila unità e "può rappresentare uno dei settori in grado di incidere positivamente sul rilancio dell'economia nazionale".

A fronte di una produzione di rifiuti urbani e assimilati di circa 30 milioni di tonnellate all'anno, mentre i rifiuti speciali si attestano a 130 milioni, con un tasso di riciclo dei rifiuti urbani compreso tra il 45,2% e il 50,8%, il paese si colloca al di sopra della media europea del 47% e in linea con l'obiettivo del 55% da raggiungere entro il 2025, mentre il tasso di conferimento in discarica arriva invece al 22%, distante ma non eccessivamente dal target Ue del 10% da raggiungere entro il 2035. Male invece l'assetto gestionale, con una frammentazione che secondo la fondazione Utilitatis si mantiene troppo elevata: solo il 25% dei gestori si occupa dell'intero ciclo, il dato scende al 2,4% considerando anche le gestioni comunali in economia.

Una frammentazione che, unita alla mancanza di impianti di trattamento si traduce in costi superiori alla media per le Regioni del Sud: se in media la spesa per famiglia è pari a 310 euro, al nord siamo sui 273 euro mentre al Sud si passa a ben 355 euro. Secondo stime di Utilitalia - si prevee nei prossimi anni un fabbisogno di investimenti per circa 8 miliardi di euro necessari per realizzare impianti, introdurre la tariffa puntuale a livello nazionale e incrementare la raccolta differenziata (sia in quantità che in qualità), e puntare così agli obiettivi del pacchetto di direttive europee sull'economia circolare.

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