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OLI ESAUSTI: DA RIFIUTO A PREZIOSA RISORSA

I giorni di festa sono ormai un antico ricordo. Abbiamo mangiato, abbiamo cucinato, abbiamo fritto. E cosa fare di tutto quell'olio esausto? Quel che è certo è che va smaltito in maniera corretta.

In molti hanno ancora la cattiva abitudine di versarlo nel lavandino o nel water. Sbagliatissimo. E' una pratica scorretta perché quel materiale, che finisce nelle fognature, va a danneggiare gli impianti di depurazione. Si tratta anche di una consuetudine barbara perché irrispettosa nei confronti dell'ambiente considerando che quell'olio finisce dritto nel mare o nei fiumi. Basti pensare che solo un litro di olio fritto non rende potabile circa un milione di litri d'acqua. Tutto questo senza considerare che, così facendo, si esclude la possibilità di riciclarlo trasformandolo in una vera e propria risorsa.

Se invece lo gettassimo nell'indifferenziata, quell'olio andrebbe a finire in discarica creando una sorta di pellicola sulla terra e impedendo quindi la trasformazione dei processi naturali che avvengono in discarica.

Come smaltire correttamente quindi l'olio delle fritture di questi giorni? La risposta esatta è: l'isola ecologica più vicino casa. Al settore domestico, infatti, è imputabile la quota maggiore di oli vegetali esausti prodotti, e quindi il più alto potenziale di oli recuperabili.

Basti pensare che nel 2016 sono stati immessi sul mercato 1,4 mt di oli alimentari e, secondo le stime, gli oli esausti prodotti sempre nel 2016 sono circa 250 kt. Di questi, il 64% proviene dal settore domestico mentre il 36% da quello professionale, suddivise tra i settori della ristorazione, dell’industria e dell'artigianato.

La responsabilità di gestione di questo flusso di rifiuti spetta al Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali esausti, e alle imprese della filiera che lavorano per ridurre al massimo la dispersione nell'ambiente, limitando il potenziale inquinamento e promuvendo il recupero di questo materiale. La domanda più frequente è: cosa può diventare?

L’olio esausto raccolto e destinato al recupero viene trattato, con modalità ormai consolidate, da aziende specializzate per ottenere: sapone, cosmetici, lubrificanti, grassi per l'industria o anche combustibili come il caso di Eni che solo pochi giorni fa ha firmato un accordo di collaborazione con Utilitalia, la federazione delle imprese energetiche idriche e ambientali di proprietà pubblica, e il Conoe per incrementare la raccolta degli oli vegetali esausti prodotti in casa dai propri dipendenti.

Alle aziende affiliate al Conoe sarà affidato il compito di raccogliere e trattare il rifiuto affinché possa essere inviato alla bio-raffineria di Venezia per la successiva trasformazione in HVO, componente bio del gasolio premium Eni Diesel +.

Questo consentirà di attivare un circuito virtuoso di economia circolare che, da un lato, punta alla salvaguardia dell'ambiente e dall'altro produce, da uno scarto apparentemente inutile, biocarbutante di alta qualità.

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