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VEICOLI A FINE VITA, GROTTO: «ITALIA IN RITARDO SUI TARGET UE»

“Il governo e il Parlamento debbono intervenire con urgenza sul decreto legislativo 209 di recepimento della direttiva europea o i dati relativi alle percentuali di veicoli fuori uso riciclati non saranno incoraggianti. Si prevede piuttosto un rapporto indicativo di una falla nel sistema normativo e dei controlli che va assolutamente recuperata”. Cosi Mauro Grotto, presidente AIRA commenta ai microfoni di ricicla Tv i dati relativi alla percentuale di recupero dei veicoli fuori uso, di poco al di sotto dell’83% a fronte del 95% chiesto dall’Europa, percentuale alla quale gli altri Stati membri sembrano essere giunti.

Complice del gap tra il bel Paese e il resto dei Paesi dell’Unione, è probabilmente anche la farraginosità burocratica. Mentre altrove il calcolo del quantitativo di veicoli recuperati avviene per stima, in Italia il esso è molto più meticoloso e affidato ai famosi mud. Ma non è solo questo secondo il presidente dei riciclatori a marcare le differenze.

“C’entra molto anche una normativa che da tempo chiediamo venga cambiata. – spiega Grotto. - Ad esempio è doveroso fissare dei paletti all’export delle auto. Un export selvaggio che avviene attraverso la cancellazione dal PRA dei veicoli ormai giunti a fine vita. Essi vengono esportati all’estero sottraendo alla filiera del recupero quantitativi ancora importanti di materiali che in Italia verrebbero lavorati e avviati a nuova vita. In realtà . prosegue Grotto – una legge in tal senso è stata fatta ma attendiamo ancora le norme esplicative per riuscire finalmente a porre fine alle gravi emorragie al mercato interno prodotte da questi illeciti”. Infine, per il presidente Aira occorrono maggiore tracciabilità dei rifiuti e migliore qualificazione dei soggetti che compongono la filiera.

“Molti impianti italiani – spiega il Presidente - ancora non sono dotati di tecnologie avanguardistiche che consentano una corretta pesatura del materiale ricavato dai veicoli fuori uso. Parliamo di impianti che producono ancora flaf, composto dal 7-8% di metalli destinati alle discariche . Dai flaf invece si potrebbe ricavare combustibile solido secondario e fornirlo ai cementifici, alimentando così un indotto che sarebbe incisivo per l’economia e favorirebbe l’aumento delle percentuali dei veicoli messi a recupero”. l’Aira ha già chiesto al Parlamento di applicare il principio dell’end of waste anche a questo settore permettono il recupero anche delle plastiche e dunque l’avvicinamento all’agognato 95% che eviterebbe al nostro Paese nuove procedure d’infrazione. Inoltre, tale tipo di procedura, se approvata e accompagnata ad incentivi e politiche di defiscalizzazione, aprirebbe nuove fette di mercato importanti per l’economia circolare di cui si fa un gran parlare.

Altra proposta dell’Aira è quella di far partire finalmente dei controlli seri sull’intera filiera. “Perché ciò avvenga – chiosa Grotto - deve essere finalmente approvato il ddl sulle agenzie ambientali che coordinino il lavoro dell’Ispra su tutto il territorio nazionale e assicurino controlli più frequenti e approfonditi sull’intera filiera”.

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