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EMILIA ROMAGNA, ECCO COME FUNZIONA UN EFFICIENTE CICLO INTEGRATO DEI RIFIUTI

Secondo gli ultimi dati Ispra, con 2904852 tonnellate, pari a 652,9 kg per ogni abitante, l’Emilia-Romagna è una delle regioni col maggior quantitativo di rifiuti urbani prodotti nel corso del 2016. Allo stesso tempo, però, si tratta anche di uno dei territori che meglio rappresenta ciò che si intende per ciclo integrato della gestione dei rifiuti urbani. Grazie al suo sistema di impianti e di soluzioni logistiche, l’Emilia-Romagna si è infatti garantita nel tempo la totale autosufficienza in tutte le fasi processo, passando inoltre per la valorizzazione delle frazioni differenziate, per lo smaltimento e per il recupero energetico dei residui indifferenziati. Nel 2016 la differenziata ha raggiunto un valore pari al 61,8% del totale raccolto, con un aumento dell’1,1% rispetto al 2015, pari a 1836427 tonnellate. I comuni che nel 2016 hanno superato l’obiettivo del 65%, già definito dalla normativa nazionale, coinvolgendo oltre un terzo della popolazione, sono stati 146.

E non a caso, tra le province italiane più virtuose in tal senso, c’è Parma, grazie al 74% di raccolta differenziata. Proprio nella città ducale si trova uno degli impianti più importanti, a regime dal 2014: il polo ambientale integrato, gestito dalla multitility Iren, con un termovalorizzatore, dalla capacità massima di 195mila tonnellate/anno, dotato di due linee di incenerimento di rifiuti urbani, di rifiuti speciali non pericolosi e di rifiuti sanitari, per un quantitativo totale pari a 130.000 tonnellate/anno, con annesso recupero energetico. Ma Parma è anche il Comune più grande d’Italia ad applicare, già dal 2015, la tariffazione puntuale: chi differenzia di più, risparmia in bolletta. In regione, al momento, sono 48 i comuni che hanno scelto questa soluzione e in tutti si è registrata una sensibile diminuzione del rifiuto indifferenziato pro capite, con valori medi di circa 117 kg per abitante all’anno.

Quanto ai numeri della raccolta nel 2016, i rifiuti indifferenziati residui in Emilia-Romagna ammontano a 1132866 tonnellate, che corrispondono a 254 kg/ab; 833mila sono state inviate a termovalorizzazione, mentre 264.648 tonnellate sono finite in discarica. E a queste, si aggiungono naturalmente anche le 12mila tonnellate di scarti derivanti dalle attività di trattamento dei rifiuti da raccolta differenziata 9.500 delle quali finite nei termovalorizzatori e 2.486 in discarica, a dimostrazione di come, nonostante una raccolta differenziata spinta, quest’ultima generi comunque dei rifiuti indifferenziati da avviare necessariamente a recupero energetico nei termovalorizzatori oppure in discarica.

Complessivamente il sistema impiantistico ha garantito il totale soddisfacimento del fabbisogno di smaltimento regionale. Nello specifico, nel 2016, sono stati coinvolti 5 impianti di trattamento meccanico-biologico, 4 impianti di trattamento meccanico, 8 inceneritori, 8 discariche, 13 piattaforme di stoccaggio/trasbordo e un impianto dedicato al trattamento dei rifiuti da spazzamento. Il costo medio dello smaltimento in Emilia-Romagna è di 116,7 euro a tonnellata: si tratta di un prezzo inferiore sia alla media delle regioni del Nord, che è di 125,8 euro a tonnellata, sia ai 124,2 della media nazionale.

Sul fronte della differenziata la frazione più raccolta in termine di peso è stata quella organica, pari a 712.929 tonnellata. Seguono carta e cartone (379.021 tonnellate), vetro (174.969,9), legno (143.457,2 tonnellate) e plastica (143.916,7). La quasi totalità dei rifiuti urbani raccolti in maniera differenziata è stata recuperata in 145 impianti regionali. Nello specifico, le statistiche relative all’umido domestico da differenziata parlano di 258.026 tonnellate raccolte e inviate a trattamento per il 99% in 21 impianti regionali. Per quanto riguarda la carta, invece, nei 38 impianti del territorio sono stati raccolti e inviati a trattamento 372.575 tonnellate di rifiuti, pari al 100% di tale frazione, mentre per la plastica le tonnellate raccolte e inviate alla selezione finalizzata al recupero in 120 impianti in regione sono state 134.754, con l’80% del totale inviato in 13 impianti principali.

A tal proposito, un altro dei poli più importanti in regione è Centro Integrato dei Rifiuti, gestito da Hera e situato vicino Ravenna. Comprende due impianti:uno di trattamento dell'organico mediante un processo di tipo anaerobico-aerobico, l'altro invece è un impianto di stoccaggio, selezione, trattamento e recupero di rifiuti solidi urbani non pericolosi derivanti dalla raccolta differenziata della frazione mono e multimateriale secca, rifiuti speciali non pericolosi provenienti da attività produttive, artigianali e industriali e rifiuti pericolosi destinati al recupero, tenuti in stoccaggio provvisorio. Complessivamente, dai territori vicini, qui giungono mediamente 55/60mila tonnellate di carta, cartone, vetro, plastica, lattine, legno e rifiuti speciali, ma le tonnellate autorizzate sono ben 90mila. Inoltre, in totale, quasi il 75% dei rifiuti giunti a Ravenna trova una seconda vita, mentre il resto è destinato all’incenerimento. Nell’impianto di compostaggio finiscono invece ogni anno circa 45mila tonnellate di organico e 15mila di verde, da cui si ricavano circa 8000 tonnellate di compost e oltre 8 mln di kwh di energia elettrica rinnovabile da biogas.

Altro polo di rilievo, dove ogni anno arrivano circa 50mila tonnellate di rifiuti dalla Bassa modenese, è quello di Carpi gestito dalla società privata Care. Il centro è specializzato nella selezione e nel trattamento dei rifiuti da imballaggio provenienti dalla raccolta differenziata domestica e dai rifiuti speciali non pericolosi provenienti da attività produttive (carta e cartone, plastiche, metalli, legno, inerti). I materiali selezionati vengono successivamente avviati a recupero, mentre ciò che residua a smaltimento controllato. Mediamente, comunque, la metà dei rifiuti vengono recuperati e destinati a cartiere, pennellifici, strutture specializzate Corepla e alle industrie del settore della rigenerazione plastica.

Ma a proposito di discariche: il governo dell’Emilia-Romagna, tramite il nuovo Piano Regionale di gestione dei rifiuti approvato un anno e mezzo fa, punta al loro completo azzeramento, oltre al progressivo spegnimento degli inceneritori e al riciclo di carta, legno, vetro, plastica, metalli e organico al 70% entro il 2020. A conti fatti, si tratta di un’ulteriore spinta al progetto avviato già nel 2015 con un l’innovativa legge regionale 16, che, nell’arco di 5 anni, ha fissato degli obiettivi molto ambiziosi, da raggiungere tramite la promozione del riciclaggio e della prevenzione. In particolare, entro il 2020 la regione punta ad aumentare la raccolta differenziata al 73%, ridurre del 25% delle produzione di rifiuti pro-capite e raggiungere un dato riguardante il riciclaggio pari al 70%, ai fini proprio del contenimento delle discariche e dell’autosufficienza regionale.

Tra le novità introdotte dalla legge, inoltre, ci sono anche la tariffazione puntuale, gli incentivi rivolti ai Comuni più virtuosi e premi alle imprese che smaltiscono meglio. Attraverso queste iniziative, la Regione sta quindi spingendo sempre di più verso il concetto di economia circolare, in ossequio anche alle normative europee che fissano entro il 2030 il riciclaggio al 65% e lo smaltimento e conferimento in discarica al 10%. Al 2020, per i rifiuti urbani indifferenziati (che secondo le previsioni non dovrebbero superare il milione e le settecentomila tonnellate) sono previsti in Emilia-Romagna solo tre impianti di discarica (Ravenna, Imola e Carpi) e la cessazione dei conferimenti di rifiuti urbani indifferenziati in due degli otto impianti di incenerimento (Ravenna e Piacenza).

Un obiettivo da raggiungere progressivamente, sulla base dei risultati ottenuti in termini di riduzione dei rifiuti prodotti, che saranno appositamente monitorati ogni anno. I comuni, singolarmente e in forma associata, attraverso la loro Agenzia (Atersir) hanno infine un ruolo centrale nell’attuazione del Piano, in quanto alle amministrazioni spetta il compito di attuare nel proprio territorio le azioni previste in materia di prevenzione, raccolta differenziata e recupero, in base alle proprie peculiarità. Un ruolo determinante, anche in termini di smaltimento, è però certamente attribuito agli stessi cittadini, chiamati a collaborare con scelte quotidiane consapevoli, ad orientare l'acquisto dei prodotti verso la riduzione dei rifiuti, ad attuare di forme di riuso e ad effettuare una raccolta differenziata sempre più di qualità. In fondo sono queste le scelte che fanno davvero la differenza.

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